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Rapid Croche
Kathodik review
Dopo averlo sfiorato in più occasioni, indaffarato in vari progetti (tra gli altri, Terminal 4 e Tigermilk), abbiamo finalmente la possibilità di gustarci a pieno questo talento di bassista chicagoano, che risponde al nome di Jason Roebke, nella sua prima opera da leader maximo. Non in completa solitudine però, ma nella forma del piccolo combo (lo affiancano l’inesauribile fiato di Aram Shelton e il batterista, new entry nella recente formazione dei Vandermark 5, Tim Daisy). Scelta, questa, quanto mai significativa e che ci induce a parallelismi con la scuola AACM, influenza che si rivelerà poi fondamentale anche dal punto di vista sostanziale. In Rapid Crooche, Roebke si esibisce, grazie a quel ricco bagaglio di esperienze che lo hanno visto dividere il palco e lo studio di registrazione con molti tra i più noti personaggi del circuito jazz, in tutta una serie di improvvisazioni fulminanti, caratterizzate da ritmi sostenuti ( It’s Enough e Like You Though It Might Be) ma anche da morbide atmosfere avvolgenti (l’iniziale Please o Just Before It Start), a proprio agio nel flirtare con la contemporanea (Whatever You Think Is Beautiful) così come abile nel recupero delle tradizioni e che dimostrano, ancora una volta, come certi spunti elaborati da Air ed Anthony Braxton siano attecchiti profondamente nel patrimonio genetico di molti artisti americani. Le note del contrabbasso fanno inevitabilmente la parte da leone lungi dal relegare però gli altri due a ruoli di semplici comprimari, ma quando Roebke si lancia in assoli (vedi Any American) i risultati, in termini di pathos, sono notevoli e di sicuro non possono essere frutto del caso. Il trono di William Parker è, adesso, più che mai in pericolo. ****
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